IL COMUNE
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Agnello.
Un Antonio Agnello di Mistretta ottenne a 11 gennaio 1452 di poter edificare una torre ed una tonnara nella marina del casale di Rigitano. Un Giacomo Agnello ottenne a 26 settembre 1453 dal re Alfonso la conferma del feudo di Francavilla che venne poscia ripreso dalla Regia Corte per essere stato detto Giacomo accusato di aver ucciso, in tempo che occupava la carica di capitano di Mistretta, Mazziotta de Agnello, giurato di detta terra. Troviamo poi il detto feudo di Francavilla in potere di Paolo Agnello che lo trasmise al figlio Alfonso, il quale dovette litigare con Giorgio Lombardo, che l’avea avuto concesso dalla Regia Corte nel 1463. A questa famiglia appartenevano forse quell’Antonino che troviamo con la carica di proconservatore di Cefalù nell’anno 1734 ed i fratelli Francesco e Giuseppe Agnello, il quale ultimo troviamo negli atti titolato barone di Ramata, ed investito a 24 marzo 1777 del feudo di Lorito con titolo di signore. Francesco Agnello, giurato di Cefalù nell’anno 1758-59 e capitano della stessa città nel 1761-62, fu investito del feudo di Ogliastro con titolo di Signore a 10 luglio 1766; sposò Anna Maria Figlia che gli recò in dote il feudo di Signefari, del quale, nel nome maritale, ne venne a 27 marzo 1746 investito e testò a 12 aprile 1788 presso gli atti di notar Giacomo Nicolò Neglia di Cefalù istituendo erede il figlio primogenito: Pietro che a 4 aprile 1789 ottenne l’investitura dei feudi di Signefari ed Ogliastro col titolo di signore.
Godette questa famiglia pure nobiltà in Castrogiovanni, della quale città troviamo castellano nell’anno 1519 un Nicolò l’Agnello; e passò all’ordine di Malta, come quarto di altra famiglia, nell’anno 1585 in persona di Carlo Petroso-Agnello-Leto e Leto.
Non sappiamo se fossero appartenuti a questa famiglia quel Francesco dell’Agnelli, barone di Patellaro per privilegio del 3 giugno 1656, quel Francesco Agnelli e Sitaiolo, giudice delle Appellazioni in Palermo nell’anno 1710-11 e quel Gaspare che tenne la stessa carica nell’anno 1733-34 e quella di giudice pretoriano nell’anno 1737-38 e dal quale fu donato il titolo di barone di Patellaro al nipote Antonio Palumbo e Agnelli.
Arma: d’azzurro, a quattro pali d’oro, e l’agnello pasquale d’argento attraversante sul tutto.
Biblioteca Comunale Beniamino Ioppolo
Archivio Storico
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